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Analizzare con attenzione e senza ripicche

La parte finale dell'odierno articolo di Piccini, "Pensare che solo a Siena gli animali siano immortali mi sembra una pretesa incredibile", merita di essere analizzata con scrupolosa attenzione. Abbiamo già evidenziato come la mancanza di infortuni sia a luglio che ad agosto non abbia consentito agli animalai di effettuare il consueto e trentennale blaterare idiozie sul Palio; il rovescio della medaglia è stato ottobre. Ogni volta che nel passato c'è stato un problema equino, come avvoltoi gli animalai si sono scagliati su Siena e sull'unico Palio che esista nel mondo: quello, appunto, di Siena.

Ciò che è stato fatto, in materia di salvaguardia equina, Piccini lo consoce bene, in quanto è stato lui, e solo lui, a muovere le pedine giuste arrivando al culmine con la realizzazione ed installazione dei materassoni che, dal 1999 ha reso possibile evitare qualcosa come 23 "infortuni" a cavalli e, soprattutto, ai fantini (per ultimo il Mari ad ottobre). Ventitre infortuni evitati e che portò, nell'agosto 2007, Favella a scrivere una lettera di ringraziamento a Piccini che si trovava a Parigi.

Più di così non è possibile fare, soprattutto perché, si tenga presente, negli ippodromi corrono tranquillamente cavalli con la terza falange rotta, oppure il cosiddetto doping viene effettuato solo perché in questi ambienti si porta rispetto a chi scommette denaro e non certo al benessere equino. Non è, comunque, una carta vincente per Siena produrre alternative agli animalai scendendo sul loro stesso campo di paragoni.

Magari, a questi avvoltoi andrebbe risposto controbattendo con le loro stesse argomentazioni per farli cadere nel ridicolo, come l'uso dei cavalli maremmani, che aumenterebbero a dismisura gli infortuni sul tufo; il problema è talmente complesso che meriterebbe una preparazione a monte ben equilibrata e ponderata.

Sta di fatto che così non è più possibile andare avanti,. Ci sono gli organi dello Stato che possono porre lo stop al Palio e solo loro: Tribunale di Siena, Prefetto, Questore. Nessun altro. Di conseguenza, occorre che la città sappia mostrare ai tre rappresentanti dello Stato italiano quei concreti atteggiamenti ed iniziative che servono a fare del Palio, l'unico Palio che esista al mondo,

Il problema non si risolve né con le querele, né con i riconoscimenti ministeriali. La grande occasione persa da Siena con la causa civile nei confronti di Zeffirelli, iniziata  da Piccini e conclusasi con izyno in maniera comica, è lì a significare che la carta bollata, pur invocata da Sunto cartaceo nel settembre 1992, non è la soluzione da seguire. Gli animalai, ogni qual volta si registrerà un infortunio, saranno sempre lì a vomitare contro il Palio con la presunzione di avere in mano la soluzione vincente, con o senza querele in atto.

La soluzione, al contrario, che deve avere il punto di riferimento a Siena; perché solo a Siena sappiamo quale sia il tasto giusto da premere.

Il problema di fondo, infatti, ha un'altra angolazione ed è tutta nostrale. Ormai ci si trova di fronte ad una realtà esasperata da una combinazione di gratuito esibizionismo dove il "A Siena si fa come ci pare" diventa l'effetto trainante di ogni considerazione paliesca. C'è urgente necessità di modificare, all'interno dei 17 rioni, quel messaggio che, oggi, porta a ritenere come soluzione primaria l'affossamento dell'"altro" e, di conseguenza, "il costi quello che costi, purché ..."

Per abbattere questo muro sono necessari accorgimenti ben individuati, ma è necessario soprattutto che le due medaglie d'oro uscite dalle elezioni di giugno (De Mossi quella importante di Sindaco, Piccini quella della lista più votata) sappiano dialogare tra loro come unico obiettivo il Palio, l'unico al mondo.

Se i due ruoli dovranno risultare distinti, nulla vieta ad entrambi di trovare quel mezzo per il dialogo che, fuori dalle fonti giornalistiche o quant'altro, riesca ad inquadrare la complessa portata paliesca, intesa come valore della città, nell'immediato e senza ricorrere alle puerili affermazioni che tanto fanno commuovere, ma che non risolvono assolutamente il problema equino.

Le due medaglie d'oro non possono continuare a guardarsi sempre come "rivali" politici; lo pretende Siena, lo pretende la sua Festa. Non c'è la necessità di ulteriori medaglie da appendere al muro; al contrario c'è la necessità di trovare quei punti con cui far ritornare i 17 rioni a respirare l'aria di Festa, perché la Festa continui ad essere tramandata di generazione in generazione come tale e non come unico mezzo di confronto contro l'"altro".

13 novembre 2018