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1976-2016 = . Così, semplicemente       

 

 

Perché Palazzo è obbligato a rispettare il Regolamento del Palio

Regge l'alta pressione, per cui i problemi legati alla pioggia non esistono sulla carta. Comunque, quella di domani è la giornata più complessa e complicata dell'intera organizzazione del Palio.

Se Palazzo, molto giustamente, chiede l'osservanza "scrupolosa" delle regole del gioco, dagli accordi tra le Contrade rivali al cambio di posto dei fantini (con l'inserimento della responsabilità diretta della Contrada), è necessario che le regole del gioco valgano anche per Palazzo.

Il Regolamento relega il Comune come unico ed esclusivo ente che, dall'estrazione delle Contrade alle sanzioni disciplinari, ha il massimo potere organizzativo: il Comune di Siena.

Lo stesso Regolamento impone tempi, scanditi con la massima precisione, che il Comune di Siena è obbligato a rispettare e seguire: tra l'assegnazione dei cavalli devono svilupparsi sei prove e, di conseguenza, tre giorni fino alla corsa del Palio. Tre giorni precisi. Domani si danno i cavalli ed il Palio si deve correre sabato. Tre giorni, appunto.

I ritmi del Palio sono la massima assicurazione sulla genuinità e l'esclusività che appartiene solo a Siena, nell'intero mondo. Solo a Siena si può pensare ad un Regolamento, che merita il massimo riconoscimento da parte dell'Unesco, capace dal 1659 a regolare una corsa, non semplice, di cavalli, di popolo, di orgoglio civico.

Il Comune di Siena non è nelle condizioni di interferire su precise regole che arrivano dai secoli passati. Leggere per convincersi che il Palio, nel mondo, appartiene solo a Siena: stesso luogo dove si corre; stesse partecipanti; stesse regole; stesso orgoglio; stesso "essere". Siena, il Comune non può pensare che solo a Siena, al suo Palio, alla sua essenza di orgoglio.

Sarebbe veramente clamoroso se il Comune impone le regole e non sa rispettarle: tre giorni dall'assegnazione al giorno del Palio. Così, semplicemente.

16 ottobre 2018