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Le fantasie popolane sul Regolamento

E' bello che il coinvolgimento popolare di una Festa speciale, qual'è il Palio (sempre quello di Siena), produca innumerevoli discussioni che nascono sotto il bercio "te lo dico io, tranquillo". Tutte le opioni, del resto, sono legittime, ma allorché si va a sconfinare sulle norme, presunte, del Regolamento c'è da restare meravigliati di quanta inconsapevolezza esista nel pronunciare il "te lo dico io, tranquillo".

L'argomento che tiene banco adesso è quello relativo ai giorni a disposizione di Luigi De Mossi per rinviare il Palio. Si parla, a vanvera, di quattro-cinque giorni di rinvio per poi "spedire" tutto al 2019. Non c'è niente di più falso ed inventato nell'individuare i "giorni di rinvio". Il Regolamento è di una precisione assoluta contenuta nell'art. 90: "In caso di pioggia ... l'Autorità comunale [NdR cioè Luigi De Mossi] ... ha facoltà di rimandare il Palio al giorno successivo e di rinviarlo ulteriormente, se ciò fosse reso necessario dal permanere delle avverse condizioni atmosferiche". Come si vede non sono scanditi i giorni di "attesa" per il rinvio.

Sia chiaro, comunque, un concetto basilare: se i cavalli vengono assegnati ed il Palio in più non può essere disputato la soluzione è una sola: annullamento, molto diverso dal rinvio.

Le struggenti leggende, che offendono la storia ma che fanno tanto felice la cultura quattrogiornista, richiamano con continuazione il suono di Sunto per l'effettuazione del Palio, come avvenne nel 1910. Niente di più inventato, appunto una leggenda frivola. Nel 1910 venne deciso, a pena di annullamento del Palio, di correre alle ore 14; quindi senza il suono di raccolta del campanone. Le foto della mossa di quel Palio in più ci mostrano una sterminata spiaggia di ombrelli aperti. Eravamo nel settembre 1910, prima della guerra. Oggi, per non dimenticarlo, siamo nel 2018, vicinissimi al mese di novembre.

4 ottobre 2018