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Le osservazioni generali sulle motivazioni di Provenzano 2018

L'assalto telefonico che, nella tarda serata e semi-nottata di ieri, siamo stati costretti a subire, non ci ha permesso l'analisi generale dei primi provvedimenti dell'era De Mossi. Mancava la pubblicazione di ben 5 sanzioni all'Albo Pretorio, che, come un miracolo, sono apparse questa mattina con la data di "confezionamento" di ieri; probabile che gli addetti, vista l'ora abbastanza attardata per il consueto orario lavorativo, non abbiano attivato il collegamento.

Comunque, allo stato attuale la situazione ci permette l'analisi a tutto raggio nell'intera giornata di oggi (forse). Iniziamo, ovviamente, dall'inizio.

La prima osservazione da evidenziare è che gli atti formulati non seguono il famigerato copia-incolla che ha sempre contraddistinto le "false" motivazioni dall'era di Suor Palio per finire, passando dalla coppia Poc-Del Collo, all'altra coppia Frate Palio-soubrette. Questa volta si è tornati, finalmente e come da decenni sostenuto dalle nostre pagine, a motivazioni reali, cospicue, consistenti e in grado di dettare la linea sanzionatoria dell'era De Mossi.

Seconda osservazione: la mancanza assoluta di riferimento ai filmati ufficiali, editi dal Centro Commerciale. Qui le strade sono due: o l'ufficio scimmiottamento ha tenuto per sé la documentazione ufficiale delle immagini televisive, che dalle prove al Palio, e post-Palio sono visibili (e registratibili) a tutti nell'immediato; oppure i deputatini della Festa, nella filosofia dell'oscuramento, non hanno voluto mettere nelle condizioni il guelfotto di prendere visione degli stessi filmati. Delle due, l'una; senza giustificazioni di sorta. Ecco perché la nomina ad agosto dei Deputati di Contrade rivali appare sempre più azzeccata, mirata e precisa.

Terza osservazione: in tutte le dieci motivazioni, manca qualsiasi tipo di riferimento agli atti sanzionatori del passato. La particolarità viene chiaramente esposta alla pagina 3, punto b, dell'atto che riguarda il Nicchio ed i nostri tre lettori faranno molta attenzione nel seguire le "nuove linee" amministrative al riguardo. Comunque, ci preme evidenziare due aspetti: il primo è che inizia una nuova era di giurisprudenza paliesca; il secondo riguarda la coerenza deliberativa che, almeno stando alle intenzioni del guelfotto, varrà per il presente mandato elettorale non solo per lui stesso ma anche per l'intera Giunta, che prenderà in visione i ricorsi ed emetterà il secondo grado di giudizio.

Penultima osservazione, che non è senz'altro la più importante, riguarda il punto e a capo per una molteplice serie di episodi che vengono analizzati con una forte e spiccata "copertura" nella motivazione. Segno evidente che il guelfotto ha trovato uno sbocco proprio degli ambienti legati alla professione di avvocato. Non può passare inosservato il segnale che riguarda il cambio di posto dei fantini e la diretta responsabilità dell'Ente Contrada. Questa volta è toccato al Nicchio e alla Lupa portarsi a casa una censura per la diretta responsabilità dell'atteggiamento del proprio fantino, così come per Tartuca e Montone.

Va sottoposto all'attenzione del lettore (sempre in tre) l'originalità sanzionatoria di "applicazione indiretta dell'art. 64 alla Contrada di appartenenza" (leggere, per brevità, la sanzione relativa alla Lupa) ed il passaggio merita massima attenzione. Il guelfotto ha voluto evidenziare, con le sanzioni, l'unicità del Palio di Siena, dove esiste un Regolamento chiaro e cristallino e nel quale i fantini devono restare al loro posto. Se non lo fanno anche la Contrada è direttamente responsabile anche, e soprattutto, per un semplicissimo cambio di posto. Una novità in assoluto, che mai si era verificata neppure ai tempi delle gestioni di un attento Piccini alle questioni regolamentari. Si tratta di una svolta, che ha il sapore della storicità; ma si tratta, a nostro modo di osservazione, di un segnale perfettamente distinto che si lega con l'unicità del Palio. A Siena è proibito anche cambiare posto al canape, e nulla significa se nel recente passato lo si era sempre fatto. Le estenuanti mosse, a cui il recente passato ci aveva fatto assistere, adesso hanno trovato, non regole nuove che sono sempre esistite, ma chi queste regole ha il dovere di rispettare e farle rispettare. A tutti, Contrade comprese.

Ultima osservazione, la più delicata e la più importante: i fronteggiamenti e la tutela dell'ordine pubblico. Contrariamente ad una lettura semplicistica superficiale e fin troppo quattrogiornita, Tirelli non ha autorizzato i cazzotti in Piazza. Tutt'altro. Basterà leggere con cura e massima attenzione gli atti che riguardano Nicchio e Montone (entrambe da copia-incolla) per comprendere, ma soprattutto per capire, la portata dell'intervento dello stesso Tirelli. Non si può turbare l'ordine pubblico: Tirelli è stato chiaro in più di un passaggio. Non si possono colpire chi è preposto al mantenimento dell'ordine pubblico. Tirelli è stato chiaro in più di un passaggio. Non si possono colpire i simboli delle Contrade, siano essi dirigenti che figuranti. Tirelli è stato chiaro in più di un passaggio. Insomma, si può fare a cazzotti pur nell'assoluto rispetto delle regole non scritte perché questo è anche un aspetto "metagiuridico", dove a Siena si fa come ci pare purché non si travalichino certi paletti ben delineati e definiti.

Il richiamo, più volte citato, all'assoluta mancanza di turbativa di ordine pubblico è, a nostro parere, alla base della decisione. Se, infatti, si confrontano gli episodi del 2015 con quelli di Provenzano, dove la presenza dei dirigenti di Contrada era stata immediata in entrambe le fasi al pari di quella delle forze dell'ordine, non si potrà non convenire che, seppur a fatica, Provezano si presti ad analisi diverse proprio in considerazione della dinamica del fronteggiamento. Mancando i presupposti di turbativa dell'ordine pubblico, e Tirelli ha specificato molto bene che non sono stati colpiti volontariamente né appartenenti alle Contrade, né persone predisposte per il mantenimento dell'ordine pubblico, e, di conseguenza, si è trattato di uno di quei numerosi fronteggiamenti di cui la storia del Palio è ricchissima. Non addossare la responsabilità indiretta alle Contrade, per il fronteggiamento causato dai propri contradaioli, ha significato tratteggiare una linea di demarcazione, tra ciò che si può fare, nel rispetto di una tradizione scandita in questi atti amministrativi, e ciò che non si può fare. Lettere, e capacità di lettura, difficili per chi arriva con la piena e diventa automaticamente un "essere contradaiolo". I cazzotti si possono fare solo nel rispetto della storia del Palio; non certo con la volontà e la necessità di colpire chi ti è davanti. Non esiste il cazzotto sano, o meno; c'è solo il rispetto, massimo, di chi si trova di fronte, gli uni contro gli altri. Adesso, per il Palio di agosto, sapremo se il segnale di Tirelli, e non solo, sia stato capito e letto con attenzione. Altrimenti, come lo stesso Tirelli ha opportunamente segnalato, c'è la nuova giurisprudenza paliesca da applicare di volta in volta.

La componente amministrativa (leggi De Mossi) dovrà essere capace, ed in grado, di proiettare a Prefetto, Questore e Procura il significato che si ricava dagli atti ufficiali elaborati da Tirelli. I paletti di intervento sono disegnati; adesso bisognerà attendere solo il pensiero della Procura, assieme a quello di Prefetto e Questore.

Sergio Profeti

7 luglio 2018