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Queste le sanzioni (e soprattutto le motivazioni) di Provenzano

In considerazione del fatto che gli ambienti palieschi rincorrono i chiacchiericci, sostenuti anche dai corridoi di Palazzo, sulle imminenti sanzioni disciplinari del guelfotto relative a Provenzano, appare necessario alzare al riguardo il nostro pensiero.

Ciò perché in molti affermano, e sostengono anche direttamente con interviste, che il Sindaco De Mossi segua le nostre indicazioni al riguardo, per poi girarle al guelfotto. Ed allora veniamo a trattare l'argomento sanzionatorio, di come abbiamo visto lo svolgimento irregolare delle vicende paliesche in Piazza. Alla conclusione della lettura, almeno uno dei tre lettori converrà che le "nostre" sanzioni non potranno mai trovare ancoraggio sanzionatorio in maniera ufficiale.

Nella nostra analisi ci limitiamo solo a tutto ciò che abbiamo visto, direttamente oppure dai filmati ufficiali e da quelli, di notevole importanza, apparsi sulle piattaforme digitali del mondo di internet. Manca, ovviamente, l'analisi dei quattro esposti delle Contrade; manca la consultazione dei rapporti ufficiali dei deputatini, ispettorini e mossierino; manca la consultazione di tutta quella documentazione, contenuta nella relazione come gli accordi tra Contrade ed i rapporti dei Vigili Urbani.

Da quello che emerge dai filmati e dalla conoscenza diretta degli episodi, il risultato sanzionatorio coinvolge tre Contrade e cinque fantini. Ad essere precisi, e più rispondenti alle norme regolamentari, le Contrade interessate dai provvedimenti disciplinari dovrebbero essere cinque. Iniziamo la trattazione.

Le tre Contrade interessate, più le due in appendice, sono: Nicchio, Tartuca e Valdimontone; oltre a Drago e Oca. Partiamo da queste ultime. Le due Contrade sono responsabili, per responsabilità diretta, del comportamento tenuto dal proprio barbaresco. Entrambi, infatti, al termine della corsa sono tornati indietro verso la mossa; il barbaresco del Drago portando a spasso il Mari; quello dell'Oca, una volta sceso l'Atzeni all'altezza del Vicolo dei Pollaioli, o giù di lì, è tornato verso Fonte Gaia passando attraverso gli spettatori sul tufo. Atteggiamenti non consentiti, perché forieri di pericolosità pubblica e, per questo ma considerando l'insussistenza del pericolo, sanzionabili in modo leggero, leggero.

Per le altre tre Contrade il campo d'azione sanzionatorio si sposta in due fasi: ciò che è successo ai canapi e tra i canapi e che coinvolge Tartuca e Valdimontone; quello che è successo appena conclusa la corsa e che coinvolge Nicchio e Valdimontone.

Le fasi della mossa, con la responsabilità diretta dell'Ente Contrada per l'atteggiamento tenuto dal rispettivo fantino, rientrano a pieno titolo nel dettame dell'art. 101 co. 2; mentre ciò che è sostenuto dal co. 3 dello stesso 101 non può essere applicato visto che non si è verificato alcun comportamento dirigenziale atto a bloccare la situazione che si è andata a delineare.

Il comportamento delle due Contrade, attraverso i rispettivi fantini, è in parte diverso, e per questo dovrà essere sanzionato in modo diverso. La Tartuca è evidentemente più responsabile del Montone per queste "sfaccettature":

a) in occasione della quarta prova il proprio fantino, lo stesso che ha corso il Palio, ha volontariamente cambiato posto scendendo dal nono posto al primo dove si trovava la Chiocciola. Il cambio di posto volontario e senza alcuna attenuante, tipo movimentazione di altri cavalli, ingestibilità del proprio o confusione generale, è stato dettato con il solo scopo di recare danno alla Contrada rivale in contrapposizione all'art. 64. La mancanza di documentazione ufficiale da parte della Contrada della Tartuca, nel prendere le distanze dall'atteggiamento del proprio fantino, fa venire meno le attenuanti previste dal comma 3 dell'art. 101.

b) in occasione del Palio il proprio fantino ha volontariamente abbandonato il proprio posto in cui doveva trovarsi immediatamente dopo alcuni minuti e prima ancora che fosse entrata la nona Contrada. Non solo il fantino ha abbandonato il proprio posto, ponendosi prima al secondo canape, poi all'altezza del verrocchino e, successivamente, al Verrocchio, ma per moltissimo tempo ha posto il cavallo in modo tale da non permettere alla Contrada rivale, che si trovava nella posizione di rincorsa, di accedere tra i canapi togliendole, per lunghi tratti della durata complessiva delle fasi della mossa, quel riconosciuto "tempo del via" che la tradizione paliesca assegna alla Contrada che si trova ad occupare tale posizione. L'atteggiamento reiterato, volontario e contro ogni possibile giustificazione dovuta alle concitate fasi della mossa (il movimento del fantino è avvenuto ben prima che si completasse per la prima volta l'allineamento al canape) configura in pieno l'applicazione dell'art. 101 co. 2 nei confronti dell'Ente Contrada. Qualsiasi tipo di dissociazione tra il comportamento del fantino e le disposizioni impartite dalla Contrada non hanno motivo di esistere. Questo perché, ammesso che la Contrada volesse prendere le distanze dall'azione del proprio fantino, non si comprende perché lo stesso, per tutta la durata delle fasi della mossa, abbia tenuto un comportamento irriguardoso nei confronti dell'intera Festa, con atteggiamenti di assoluta tranquillità e scorrazzando nel recinto dei due canapi in segno evidente di eseguire precise disposizioni ricevute. Mai si è verificato, durante questo lungo periodo di tempo, interventi autoritari da parte del rappresentante della Contrada per far cessare simili e ripetuti atteggiamenti, messi in atto con la volontà di ritardare le operazioni della maturazione della mossa. E' per questo motivo che non si possono applicare le considerazioni contenute nel comma 3 dell'art. 101.

c) la situazione si aggraverebbe se risultassero veritiere le voci (ma se segnalate nella Relazione dei deputatini risultano assolutamente vere) secondo le quali ci sia stato uno "scambio di informazioni" tra il Capitano e non meglio specificate persone sui palchi, al fine di dare disposizioni precise al fantino nello svolgersi delle fasi dell'intera mossa. L'eventuale atteggiamento del Capitano è contrario all'art. 87, che richiama l'osservanza dell'art. 63, e nello specifico il comma 2.

La sanzione al Valdimontone dovrà essere leggermente inferiore a quella della Tartuca, poiché l'atteggiamento del fantino era teso solo ed esclusivamente al danneggiamento della Contrada rivale, non avendo arrecato quei danni relativi alla "maturazione della mossa" a cui abbiamo accennato in precedenza. Non di meno il comportamento del fantino del Valdimontone può giustificarsi, come nel caso di quello della Tartuca, con mezzi che il Regolamento del Palio non può giustificare come legittimi. Tutt'altro. Anche il Valdimontone è direttamente responsabile del comportamento tenuto volontariamente dal proprio fantino, in modo costante e assiduo e contrario ad ogni logica che possa ricondurre l'azione ad una lettura delle rivalità che, da secoli, sono sempre state il motivo trainante del Palio. Il fantino del Valdimontone è volontariamente sceso dal nono posto, che avrebbe dovuto mantenere per tutto lo sviluppo delle fasi della mossa, per andare a cercare il fantino della rivale, girovagando nel recinto dei due canapi e stazionando sempre in modo da danneggiare altri fantini, che restavano fermi nel posto in cui la sorte li aveva inseriti. Il perdurare, durante tutte le fasi della mossa, dell'atteggiamento del proprio fantino configura una responsabilità diretta dell'Ente Contrada, in quanto il co. 3 dell'art. 101 non trova alcuna possibilità di applicazione. Nella pratica le considerazioni fatte per la Tartuca valgono per il Valdimontone, con l'unica differenza che riguarda l'ostruzionismo perpetrato ai danni della rincorsa.

C'è, per finire il capitolo delle Contrade, il fronteggiamento a fine corsa tra Nicchio e Valdimontone. La posizione del Nicchio è più grave di quella del Valdimontone, in quanto le immagini raccolte dimostrano la volontà, come è già avvenuta in altre recentissime occasioni, dei contradaioli del Nicchio di cercare lo scontro fisico e, soprattutto, di impedire il regolare deflusso degli spettatori dalla Piazza. Non solo queste problematiche di ordine pubblico, ma il fronteggiamento ha ancora causato un ritardo dell'uscita da Piazza del Corteo gioiso della Contrada vincitrice, alterando quanto previsto dal co. 4 dell'art. 9. Il fronteggiamento tra Contrade rivali non può che costituire pericolo per gli spettatori, ed intralcio al prosieguo del "regolare svolgimento della celebrazione" (art. 101 co. 2, là dove fa propria la precedente interpretazione del Consiglio Comunale del settembre 1981). A nostro parere il fronteggiamento in Piazza, e specialmente se, come organizzato a Provenzano, con estensione anche all'interno della conchiglia, costituisce un pericolo costante per la salvaguardia della Festa e dell'intero ordine pubblico. Deve essere sanzionato con eguale rapporto sanzionatorio per i partecipanti, fermo restando il preciso riferimento di chi abbia iniziato, sulla cui volontà le immagini sono fin troppo chiare ed evidenti, che dovrà subire una sanzione maggiore.

Ci sono poi i documenti ufficiali che dovranno essere analizzati e, soprattutto dovranno fornire ulteriori passaggi sanzionatori per irrobustire le sanzioni. Si tratta di documentazione della quale ignoriamo nella maniera più assoluta la portata; ma che deve produrre ulteriori sanzioni nel caso in cui la dinamica venisse provata con documenti certi.

Concluso il capitolo delle Contrade, passiamo ai fantini. Per Chessa, così come previsto dall'art. 87 che richiama l'intero art. 64 e nel particolare il comma 3, c'è solo la squalifica a vita; così tanto per far capire la gravità del gesto. Del resto sanzioni di 20, 30 Palii non costituiscono un segnale forte; al contrario la squalifica a vita o, come dice il regolamento, l'"esclusione a vita dalle corse" è un segnale preciso e forte. Per lo Zeddino la sanzione deve ripercorrere le motivazioni, e la successione degli eventi, già evidenziati per la Contrada di riferimento. Per Capitanbruschelli deve essere considerato non solo il cambio di posto, ma il fatto che, dalla volontarietà di cambiare posto, è subentrata quella di avvantaggiarsi nella partenza da una posizione che non gli spettava di diritto, appropriandosi, di conseguenza, di una posizione favorevole. Il suo atteggiamento, ripetuto in tutte le fasi dell'intera mossa, sta a significare la determinazione e la volontà di conseguire un vantaggio che la sorte non gli aveva consegnato. Il Mari si ritrova nelle stesse condizioni di Capitanbruschelli, vista la sua determinazione non solo nel girellare tra i due canapi alla ricerca di una posizione che non gli competeva, ma per aver forzato in due occasioni la mossa, una delle quali non considerata valida dal Mossiere. Inoltre per il Mari c'è il ritorno verso la mossa restando a cavallo; atteggiamenti questi tre che, oltre a riferimenti precisi nella giurisprudenza paliesca del passato, si mettono in contrasto con i dispositivi regolamentari. Per finire il Carboni, responsabile di non aver mai cercato di conservare il suo posto e di aver lasciato che Capitanbruschelli, abusivamente, andasse ad occupare il suo posto. Per tutta la durata della mossa il Carboni non ha mai cercato di conservare il suo posto, accontentandosi del movimento compiuto da Capitanbruschelli.

Questo è il quadro sanzionatorio che, eventualmente, avremo suggerito al Sindaco De Mossi; altro che le chiacchiere messe in circolazione e di cui abbiamo accennato ieri. Gli interessati possono tranquillizzarsi, vista la situazione che si è andata a creare. Del resto, dopo questo nostro esame disciplinare, proprio il Sindaco De Mossi non potrà assolutamente effettuare il copia-incolla.

Ci preme sottolineare che le motivazioni sanzionatorie sopra analizzate, una volta trasformate in atti ufficiali avrebbero contenuto principi, riferimenti e concetti molto, molto più profondi; credeteci.

30 luglio 2018