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Cancellare gli avvocati palieschi per il benessere di ciascuna Contrada

Il futuro disciplinare per le Contrade passa, in modo inevitabile, nell'esclusione a tempo indeterminato dei cosiddetti "avvocati palieschi". Si tratta di professionisti di rilievo che, proprio per la loro natura, risultano lontani anni luce dal rapporto con le "regole del Palio".

Quando si va a misurare la posizione della virgola in una norma, la cui genesi è un miscuglio tra tradizioni e codificazioni elaborate anche con termini non più rispondenti alla realtà del sociale quotidiano, si ha l'impressione di trovarsi di fronte ad un muro inconciliabile con certe realtà. Da una parte la freddissima analisi del professionista avvocato, i cui insegnamenti lo portano verso una giusta strada nell'analisi del fatto; dall'altra c'è un Regolamento, perfetto nella sua dinamicità, che offre elasticità nell'interpretazione ma, allo stesso tempo, conoscenza delle dinamiche sanzionatorie (attualmente non conosciute da Palazzo).

L'unione di queste due filosofie mette in crisi le Contrade, ed i vari onorandini, sopraffatti da chi, come gli avvocati palieschi, impone una lettura completamente sbagliata e fuori dal campo d'azione (quello paliesco). Non si può, infatti, ragionare di giustizia paliesca andando a misurare virgole e virgolette; annusando, anche, quello che più è semplice e più deve risultare complicato.

L'allontanamento degli avvocati palieschi dall'emisfero contradaiolo costituisce una granitica salvaguardia di cosa sia il Palio intorno a Piazza del Campo, sempreché chi ha il diritto istituzionale di far rispettare le regole, sia poi il primo a rispettarle. Del resto aver ignorato, perché non a conoscenza, la sentenza TAR del 1989 è un affronto da parte di Palazzo alla realtà della giustizia paliesca del Palio

20 febbraio 2018