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Ecco perché il Palio non deve aver paura della Procura di Siena

Il giorno è il 18; il mese agosto; l'anno il 1979; il quotidiano Corriere della Sera. Si legge, a pagina 9, un articolo che inizia: «L'incidente toccato a Quebel è assolutamente fortuito. Poteva avvenire su qualsiasi pista. Il Palio non c'entra. Comunque se la magistratura vorrà fare una inchiesta noi non abbiamo nulla a temere». A parlare è Mauro Barni, Sindaco di Siena; uno che ha lasciato un'impronta chiara in Palazzo e non solo; uno dei pochissimi che sia riuscito a farlo.

Oggi come allora: il Palio non può e non deve temere le indagini della Procura per il semplice motivo che oggi, soprattutto, le fondamenta dell'organizzazione paliesca sono più consolidate e possono spolverare passaggi che ne garantiscano, in qualunque sede, l'assoluta legalità del fare, e del non fare. Il passato, nei secoli, è ricco di passaggi che ne convalidano lo stretto rapporto. Basterebbe focalizzare l'attenzione sulla giustizia paliesca, che fino agli anni '60 dell'800 era gestita direttamente dal Tribunale per poi passare a Palazzo. Oppure la regolamentazione dell'uso dei farmaci nel Palio, avvenuta con quel legame da sempre esistito tra Tribunale e Palazzo, così come chiaramente è emerso in un'intervista del 3 marzo 2001 al PM Nicola Marini.

La vicenda di Tornasol ne è una lampante dimostrazione, ma, allo stesso tempo, è l'occasione che Palazzo deve sfruttare per rimarcare in modo autorevole il suo bagaglio di regole e di storia, frutto di un susseguirsi ritmico di eventi perfettamente incastrati con la realtà del quotidiano.

C'è voluta la penna di Orlando Pacchiani a far uscire dal guscio un titubante Sindaco Valentini che, ancora una volta, ha reso una dichiarazione articolata di parole, ma senza comprendere di cosa si stia parlando. Comunque, sempre meglio vedere lui in Palazzo piuttosto che Scaramacai o suoi seguaci (leggi Fra Masymetto e la famigliola di Albertone).

Si avverte però un incolmabile vuoto amministrativo su qualunque "cosa" paliesca e ciò da una parte dimostra l'impoverimento organizzativo, fin dai tempi di Suor Palio, in cui scivola di anno in anno il Palio; dall'altra parte giustifica la massiccia attenzione della Procura su queste "cose" di Palio. Insomma, ci è sembrato di capire che la Procura sia recentemente intervenuta a causa del vuoto di Palazzo, dalla singolare imputazione al Columbu, alla giusta osservanza dell'ordine pubblico in occasione delle vicende "chiassose" dell'agosto 2015.

Ci sono poi altri aspetti da considerare, come, ad esempio, la sentenza del Tribunale di Siena del 15 febbraio 2001, dove il Giudice affermò che «... la norma consente il giudizio indiziario a condizione che gli indizi siano gravi, precisi e concordanti. Ritiene il giudicante che il quadro probatorio a sostegno dell'accusa è ben lungi dal presentare tali caratteristiche».  Dal comunicato della Procura, che ovviamente non ci è arrivato perché non veniamo presi n considerazione da nessuno, si avverte l'impressione che vi siano ancora punti controversi,  e che, se non esistesse il vuoto amministrativo, verrebbero chiarite con estrema semplicità.

Il Palio ha bisogno di una Procura forte, oltre ad un Palazzo fortissimo.

Sergio Profeti

28 luglio 2017

Qui l'articolo del Corriere della Sera del 18 agosto 1979