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IL DECRETO LEGISLATIVO 3 LUGLIO 2017 N. 117 “CODICE DEL TERZO SETTORE” FORSE MERITA UN PO’ DI ATTENZIONE DA PARTE DEL MONDO CONTRADAIOLO

Cosa è il Terzo settore

Mi è stata segnalata da un amico la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 179 del 2 agosto 2017 del Decreto Legislativo 3 luglio 2017 “Codice del Terzo settore”. Cos’è il Terzo settore? Riprendo da “Informazione Fiscale” le seguenti precisazioni e definizioni.

Il Terzo settore viene a costituire un altro ordine o classe rispetto alla sfera dello Stato e della Pubblica Amministrazione (Primo settore) e a quella del mercato e delle imprese (Secondo settore). Il significato del Terzo settore è quindi lo stesso di ciò che viene indicato come ‘no profit’. Cosa sia il Terzo settore viene ulteriormente specificato dal fatto che gli enti che lo compongono non perseguono ‘scopo di lucro’, al contrario delle imprese tradizionali operanti nel mercato. Il fine ricercato è costituito dall’esercizio di attività con finalità civiche o di utilità sociale.

Una definizione di Terzo settore la troviamo nella legge n. 106/2016 (art 1, comma 1): “Per Terzo settore si intende il complesso degli enti privati costituitisi per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atto costitutivi, promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi”.

L’art. 89, comma 16, del Codice del Terzo settore          

Ho preso atto della nuova organizzazione e regolamentazione del mondo no profit, ma ho chiesto all’amico se c’era un motivo particolare per la segnalazione. E l’amico mi ha detto: dai un po’ un’occhiata all’art. 89, comma 16, della nuova legge. L’ho fatto e già dalla lettura delle prime parole mi è cominciato a squillare un campanellino nella testa. Ecco cosa dice il comma 16:

Alle associazioni che operano o che partecipano a manifestazioni di particolare interesse storico, artistico e culturale, legate agli usi e alle tradizioni delle comunità locali, iscritte nel Registro Unico Nazionale del Terzo settore [registro istituito dalla legge in esame: n.d.r.], non si applica l’art. 1, commi 185,186 e 187 della legge 27 dicembre 2006 n. 296”.

La normativa applicata alle Contrade e alle Società di Contrada

 E’ necessario a questo punto ricordare che:

(1)    i commi 185, 186 e 187 dell’art. 1 della legge n. 296/2006 sono quelli ai quali attualmente viene fatto riferimento per il trattamento fiscale delle Contrade e delle Società di Contrada in materia di imposte sul reddito e di sostituto di imposta;

(2)    in particolare il comma 185 dispone che “ a decorrere dal 1° gennaio 2007 le associazioni che operano per la realizzazione o che partecipano a manifestazioni di particolare interesse storico, artistico e culturale, legate agli usi e alle tradizioni delle comunità locali, sono equiparate ai soggetti esenti dall’imposta sul reddito delle società indicati dall’art. 74, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi [sostanzialmente  Stato ed enti pubblici: n.d.r.]) … i soggetti, persone fisiche, incaricati di gestire le attività connesse alle finalità istituzionali delle predette associazioni, non assumono la qualifica di sostituti di imposta … Le prestazioni e le dazioni offerte da persone fisiche in favore di soggetti di cui al primo periodo del presente comma hanno, ai fini delle imposte sui redditi, carattere di liberalità”.

(3)    Il successivo comma 186 prevede che “con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze… sono individuati i soggetti a cui si applicano le disposizioni di cui al comma 185, in termini tali da determinare un onere complessivo non superiore a 5 milioni di euro annui”. In tutti i decreti ministeriali emessi secondo la previsione di legge sono sempre state comprese le 17 Contrade (e le Società di Contrada), insieme ad altri enti quest’ultimi peraltro assai diminuiti nel tempo essendo passati da un elenco di  complessivi n. 679 nominativi nel primo provvedimento ministeriale a n. 221 in quello dell’anno successivo e a n. 224 nel provvedimento del 2016.

(4)    Un decreto ministeriale sempre di attuazione della legge n. 296/2006 ha altresì esentato le Contrade dall’obbligo di tenere una specifica contabilità, in particolare dichiarando non applicabile nei loro confronti  quanto prescritto in merito per le Onlus.

Riflessioni e interrogativi

Ecco dunque il perché del ‘campanellino’ nella testa.

Le associazioni che operano o partecipano a manifestazioni di particolare interesse storico, artistico e culturale, legate agli usi e alle tradizioni delle comunità locali, erano fino ad oggi richiamate dal solo comma 185 (art. 1 legge n. 296/2006).; da oggi sono invece espressamente richiamate anche dall’art. 89, comma 16 (d.lgs. n. 117/2017).

Inoltre, come si vede, la categoria delle associazioni interessate è definita allo stesso modo, addirittura con le stesse parola, al comma 185 e all’art. 89, comma 16.  Quindi dobbiamo concludere che le due norme fanno riferimento ad uno stesso “blocco di associazioni”.

Peraltro, nell’ambito di questo unico blocco, vi sono associazioni  già individuate tramite decreti ministeriali e alle quali è applicato il comma 185 ( tra esse, come già detto, vi sono le Contrade e le Società di Contrada); per altre associazioni si prevede invece l’iscrizione al Registro Unico Nazionale ed a queste saranno applicate le norme del Codice del Terzo settore.

La domanda che sembra necessariamente e legittimamente porsi è: come dobbiamo intendere il rispettivo ambito di applicazione del comma 185 e dell’art. 89, comma 16? Una logica di sistema e  di coerenza legislativa vuole che le associazioni già individuate da Ministero come quelle cui attualmente si applica il comma 185 non siano direttamente toccate dalla nuova normativa e che quindi per loro nulla cambi: teniamo dunque questo per fermo.

V’è però un aspetto che penso non sia da trascurare soprattutto in prospettiva futura: avendo l’art. 89, comma 16, ipotizzata l’eventualità dell’iscrizione delle associazioni di cui si discute al Registro Unico Nazionale ( al fine di escludere l’applicazione nei loro confronti del comma 185), è evidente che  il legislatore ha ritenuto che l’attività di dette associazioni, quanto meno in via teorica, possa comunque essere inquadrata nel Terzo settore. Ma, allora, è a chiedersi : a fronte e  in presenza di quali concrete modalità operative potrà farsi rientrare nelle previsioni e definizioni della legge del Terzo settore l’attività di una associazione che ““opera o partecipa a manifestazioni di particolare interesse storico, artistico e culturale, legate agli usi e alle tradizioni delle comunità locali” e che fino ad oggi era espressamente regolata dal solo comma 185?  E ancora: è arbitrario e del tutto infondato il timore che, per questa via, si possa correre il rischio di giungere a “seccare” il bacino di applicazione del comma 185 e a ricondurre il tutto nell’ambito del Codice del Terzo settore?

Allo stato non ci sono ovviamente dati sufficienti per formulare una risposta articolata come l’argomento richiederebbe, mancando oltretutto la normativa secondaria di attuazione di quanto previsto dal Codice del Terzo settore, in particolare per il costituendo Registro Unico. Da parte mia ritengo comunque di dover riportare quello che in argomento è il pensiero assolutamente dominante nel mondo contradaiolo e che condivido: e cioè che, date le loro finalità storico-istituzionali e lo svolgimento delle proprie molteplici attività, le Contrade non possono essere ricomprese nell’ambito delle strette previsioni e definizioni di legge adottate nel campo del no profit. Non sotto l’aspetto del ‘volontariato’, né nel quadro delle onlus e degli enti no profit in genere, né nelle organizzazioni non commerciali: fattispecie queste che rientrano certo nel Terzo settore ma che, nella loro tipicità e specificità normativa, non riescono ad esaurire l’originalità e l’unicità del fenomeno costituito dalle Contrade e dal Palio.

Conclusivamente.

 A mio giudizio ce n’è forse abbastanza per una riflessione circa l’opportunità di seguire con attenzione gli sviluppi, anche  legislativi, della materia. Ad evitare sorprese.

Roberto Martinelli