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1954: a metà tra il si fa come ci pare e l'assunzione diretta di responsabilità

Una delle numerosissime pagine di storia del Palio, che restano sotterrate negli archivi storici del Comune e dell'Archivio di Stato, ripropongono temi di un'attualità inedita e che evidenziano uno spaccato di vita paliesca vissuta ma non a tutti conosciuta. L'episodio che portiamo alla luce ci proietta nel più o meno lontano 1954, quando il Sindaco Pierluigi Piccini era appena nato.

Due i segnali che emergono con estrema chiarezza e da non sottovalutare visto il periodo storico in cui si inserisce l'episodio. Il primo è che, con decisione, si ripropone il motto tipico, e non certo magico, della città di Siena: si fa quel che ci pare. Il secondo riguarda la decisione di assumersi direttamente le responsabilità, a titolo personale, del procedimento.

Di cosa si tratta? Si tratta delle prove notturne, effettuate nelle ore mattutine e non regolamentate perché il Sindaco Piccini ancora non aveva ben chiari i motivi amministrativo-palieschi.

Il 28 giugno 1954, con la terra in Piazza ed un centinaio di persone sui palchi, sei fantini (Lazzaro, Arzilli, Mellini, Vittorino, Lupi e Corsini) corricchiavano sul tufo addestrando alle curve un po' di cavalli finché "verso le ore 3 la pattuglia degli agenti di Pubblica Sicurezza - scriveva il Prefetto- avendo notato la presenza in Piazza del Campo di un certo numero di persone che si indugiavano per assistere alla corsa dei cavalli, che si susseguivano sulla pista disordinatamente, si rivolse ad un fantino, che era già a cavallo, e gli intimò di smettere la prova ... Il capo pattuglia, constatata la disorganizzazione esistente tra i presenti nella piazza e la pericolosità delle prove che non risultavano autorizzate, intimò la cessazione delle prove".

"Quando compresi che l'intimazione di sospendere le prove - scriveva il Comandante delle Guardie di Palazzo - indisponeva i presenti e poteva portare a più gravi conseguenze mi diressi verso i tre agenti e così parlai: Sono il Comandante dei Vigili Urbani e sono in veste di spettatore, però vi voglio informare che queste prove da quando sono nato, in questi giorni e in queste condizioni si sono sempre svolte. Il Brigadiere mi obiettò che il regolamento non prevedeva tale manifestazione. Cercai di spiegargli che non era una prova ufficiale ma una consuetudine, e quindi lo pèregai di soprassedere dal suo intervento per evitare che i presenti si abbandonassero, come già stavano facendo, a proteste rumorose e quindi pericolose. Aggiunsi che quanto gli dicevo era la verità e prendevo la responsabilità di poterlo sempre confermare".

Così il comandante dei Vigili Urbani che rispondeva al nome di Benito Giachetti, uno che, di pagine mitiche del Palio dietro le quinte, ne ha scritte quante voleva. "A Siena si fa come ci pare e mi assumo direttamente ogni responsabilità", concetti, questi, che Giachetti ripropose in un suo scritto di discolpe, visto che su di lui gravava un'azione amministrativa, sollecitata da Prefetto e Questore. Finì, come doveva finire "... tenuto conto della buona fede del Giachetti, nonché dei suoi precedenti, sembra sufficiente esortarlo, per l'avvenire, a maggiore serenità e cautela, nell'esercizio delle sue funzioni".

Al di là di tutto ciò resta da evidenziare l'assunzione di responsabilità del Comandante Giachetti per il mantenimento di una tradizione esistente nella filosofia paliesca al di là della legalità amministrativa e non solo. Atteggiamenti che hanno permesso, piano piano, al Palio di codificarsi in un habitat proprio e, per questo, inviolabile anche nei confronti della legge.

10 febbraio 2017