Sulla fuga equina il pensiero di Paolo Botti

Mi permetto di dissentire sui contenuti del suo articolo di ieri “La grande fuga degli equidi”. Non credo, infatti, che impedire, meglio cercare di impedire o limitare il più possibile l’utilizzo di un cavallo già iscritto all’albo del cavallo da Palio di Siena in altre manifestazioni paliesche sia la strada giusta. Un proprietario ed un fantino, a mio modo di vedere, dovrebbero essere liberi di andare a correre con i propri cavalli ovunque ed in qualsiasi momento dell’anno; starà a loro scegliere in base alle caratteristiche dei diversi percorsi di gara ed alla cronologia delle stesse a quali partecipare ed a quali no. Cavalli mezzosangue ce ne sono tanti e molti potrebbero essere adeguatamente allenati e portati al meglio della condizione nei diversi momenti dell’anno.

Anche l’uomo atleta, ad inizio anno, programma la propria attività di allenamento  in funzione di precise scadenze per poter affrontare quelle per lui più importanti al meglio della condizione. A suo tempo l’introduzione della esclusione automatica di un cavallo dalla partecipazione al Palio di Siena se quel soggetto avesse partecipato ad una gara nei 30 giorni, poi ridotti a 20, precedenti le fasi di selezione a Siena fu vista da molti come una vessazione impropria: alcun proprietari, alla fine, hanno optato di portare un proprio cavallo a correre il Palio di Ferrara e non quello di Siena. La scelta dei cavalli a Siena può riservare sorprese ed un soggetto eccellente essere all’ultimo escluso dai Capitani per “manifesta superiorità” o per opportunità strategica di qualche contrada e di qualche fantino o per ragioni casuali: un cavallo, tenuto in sospeso durante la scelta dei 10 soggetti che andranno all’estrazione finale, potrebbe, come successo, essere escluso per una banale disattenzione collettiva; infatti se si arriva al completamento del lotto dei dieci cavalli con barberi interessanti ancora sospesi dalla valutazione, a quel punto, vengono automaticamente esclusi. Se il mio soggetto fosse fra questi non sarei proprio contento: avrei lavorato inutilmente un anno per vedere il mio cavallo in Piazza Del Campo e, all’ultimo, non avrei questa soddisfazione più che altro morale e non certo economica.

Al contrario, se concordo con un Rione di Asti o di Ferrara o altre città la partecipazione del mio cavallo a quel Palio insieme al fantino signor Xyzxyz, sono sicuro che il mio cavallo correrà ed il mio impegno sarà remunerato in base agli accordi presi già mesi prima. Come si desume da queste poche considerazioni, escludere un cavallo già iscritto all’albo dei cavalli da Palio di Siena se portato in altre manifestazioni consimili potrebbe essere addirittura controproducente per Siena e per la sua festa: un cavallo ha dei costi di acquisto, mantenimento ed allenamento importanti ed un proprietario che tiene uno o più cavalli per passione e non certo per lucro deve fare i suoi conti per andare avanti.

Cosa sceglierà? Un ingaggio sicuro ad Asti, Ferrara, Buti, Castiglion Fiorentino, eccetera o una piccola ricompensa incerta, molto incerta a Siena? Ribadisco un concetto a me caro: insieme si va lontano, mentre isolati non si va da nessuna parte. L’unione di tutte le Amministrazioni Comunali e di coloro che amano i palii è l’unica cosa utile per tutti onde rintuzzare gli attacchi degli animalisti che sicuramente non cesseranno di chiedere l’annullamento di queste manifestazioni uniche e bellissime. Oggi mi fermo qui, ma potrei ritornare sull’argomento.

Paolo Botti

1 febbraio 2017