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Continuano le lettere intelligenti

Spero che le precedenti lettere pubblicate su SUNTO abbiano stimolato qualche riflessione fra gli appassionati di Palio, nel mondo del cavallo e fra i politici locali delle città ove si tengono queste manifestazioni così appassionanti e coinvolgenti.

Proprio i politici locali sono coloro i quali sentono da vicino gli umori, il respiro e le sofferenze dei propri concittadini quando si parla di Palio, di cavalli, di corse in Piazza e sono proprio questi che dovrebbero farsi paladini di una nuova crociata a Roma contro le restrizioni che si sono imposte e/o si vorranno imporre per l’effettuazione di Palii, Giostre ed ogni altra manifestazione che preveda corse di cavalli.

Se così non fosse, sarebbe inutile proseguire nel sollecitare impegno e prese di posizione per salvare quello che i nostri predecessori hanno gelosamente conservato e ci hanno tramandato nella convinzione di consegnarci un patrimonio culturale ed umano unici.

Le nostre comunità, sempre più rimescolate da nuovi innesti, hanno saputo assorbire i nuovi arrivati e sono riuscite ad integrarli in realtà spesso lontanissime dal loro habitat originario per abitudini ed affetti, per leggi e storie non scritte, ma semplicemente tramandate verbalmente di padre in figlio. L’affabulazione dei vecchi nei confronti delle nuove generazioni lo si è visto e toccato nelle Contrade di Siena e di ogni altro luogo d’Italia dove i cosiddetti “vecchi” raccontavano e raccontano ai giovani e giovanissimi contradaioli gesta lontane nel tempo e che diventavano gesta eroiche ed uniche passando di bocca in bocca e di generazione in generazione. Gesta spesso ingigantite e corrette dalla visione di ciascun narratore: è così che i più giovani hanno conosciuto, assorbito e fatto proprio l’amore per la propria Contrada e per i propri Colori.

Che cosa ha permesso questo legame ancora oggi indissolubile con il passato, con il territorio e le tradizioni condivise con i propri amici per nascita, per battesimo o per scelta? Il fascino irresistibile del passato, di qualcosa che si è conosciuto spesso solo come racconto, forse solo per compiacere qualcuno, ma che alla fine è diventato un patrimonio inalienabile di ogni singolo contradaiolo.

Si può ora permettere la dispersione di un patrimonio culturale così ricco ed importante? A mio modo di vedere certamente no!! Allora si deve fare corpo unico, unire le forze e farsi sentire in quei palazzi dove si legifera e si può decidere della vita o della morte di una tradizione antichissima e con essa la sopravvivenza o la condanna definitiva alla disgregazione completa di comunità unite anche solo grazie quella manifestazione paliesca ed a quello che ci ruota intorno.

Analizzando quanto successo in questi ultimi anni, sembrerebbe che alcune decisioni siano state prese sull’onda di accadimenti anche tragici, ma che forse potevano essere meglio valutati con una riflessione a mente fredda e riposizionati nella giusta dimensione. Ma se tutto questo non interessa nessuno, lasciamo che le decisioni di altri continuino ad esserci imposte dall’alto, magari dicendo “tanto questo non mi riguarda” oppure “peggio per loro, noi quest’anno abbiamo fatto la nostra festa e l’anno prossimo vedremo”; così facendo si sommeranno restrizioni a restrizioni fino ad impedire ogni corsa di cavalli in impianti momentanei, cancellando i Palii e le Giostre con grande gioia degli animalisti.

La gioia di questi signori, tuttavia, sarà momentanea in quanto se saranno cancellati i Palii e le Giostre che cosa sarà l’obiettivo delle loro contestazioni? Difficile dirlo, ma facilmente perderanno visibilità ed in breve saranno dimenticati e nessuno si occuperà più di loro.

Mi sento di fare una sollecitazione forte: SVEGLIAMOCI, UNIAMO LE FORZE DI OGNI CITTÀ O BORGO INTERESSATO ALLE NOSTRE TRADIZIONI, PRESENTIAMO INSIEME LE NOSTRE ISTANZE E FACCIAMO PESARE IL NOSTRO CONSENSO. Se così non sarà, avremo partecipato alla distruzione ed alla fine del Palio di Siena, del Palio di Ferrara, del Palio di Legnano, del Palio di Asti, del Palio di Fucecchio, del Palio di Sulmona, del Palio di Castiglion Fiorentino, del Palio di Buti e di tutti gli altri sparsi in tutt’Italia.

Con la fine dei Palii e delle Giostre sarebbe certa la fine di legami interpersonali, di impegno nel conservare luoghi ed oggetti del passato, di soffrire o gioire insieme e di sentirci unici, importanti nel nostro piccolo mondo e partecipi di grandi imprese; sarebbe la fine di una cultura dalle radici profonde che solo l’Italia, nostra Patria bellissima ed amatissima, ha ed offre a chi vuole avvicinarsi a queste tradizioni senza uguali nel mondo, assaporando con noi gioie e sofferenze”. 

30 gennaio 2017