Tre Sindaci sulla vicenda

Gli interventi contemporanei di tre Sindaci, sulla vicenda giudiziaria, ci impone un'analisi globale per trarre dagli stessi interventi quello che riteniamo fattibile, al di là delle consueti frasi ad effetti.

Pierluigi Piccini (iniziamo con lui ... a caso) elabora concetti che si basano su un'esperienza unica, essendo il Sindaco con il maggior numero di Palii (21) gestiti nelle sue presenze amministrative. Nei suoi Palii si sono, di frequente, intersecati episodi di violenza paliesca con le adeguate "risorse" della giustizia ordinaria. E' vero che Piccini ha usato, senza guardare in faccia nessuno ed anche alla vigilia di elezioni amministrative, il concetto di "chi sbaglia paga"; ma è innegabile che gli scontri sul tufo, o zone limitrofe (vedi settembre 2000), sono andati in crescendo negli anni come accade adesso. Le decisioni amministrative della sua gestione rappresentano piccoli capolavori, specialmente per l'analisi compiuta attraverso i documenti ufficiali, ma la risposta più evidente è stata quella dello sposalizio con il motto "A Siena si fa come ci pare", giustizia paliesca o giudiziaria che sia. Accettiamo concretamente il principio che Piccini espone: «la violenza è ineliminabile dalle società, compresa, la nostra. Il problema è che venga scaricata all'interno di norme e comportamenti ritualizzati e accettati in quanto tramandati dalla memoria collettiva». Giusto, tutto giusto. Ma in questo agosto 2015 si sono registrati referti medici di 21 giorni; o il medico è uno specialista, da premio Nobel, per valutare che una lesione necessita di 21 giorni, anziché 19; oppure quello che sostiene Piccini risulta essere un quadro inapplicabile ai comportamenti ritualizzati.

Il Sindaco attuale, Bruno Valentini, ha perso l'occasione per affrontare una sana autocritica sulla giustizia paliesca; autocritica che risulterà decisiva per lui se vorrà continuare a gestire la città di Siena. Non c'è, infatti, alcun accenno alle responsabilità dirette di Palazzo sulla mancata applicazione delle "regole del gioco" nei tempi dovuti. Se la mischia di Provenzano 2015, sanzionata con una semplice censura, fosse stata analizzata prima di agosto, visto che i numerosi fatti rendevano necessaria l'applicazione delle norme tra un Palio e l'altro, probabilmente le mischie di agosto non avrebbero fatto intervenire la giustizia ordinaria; oltre a mettere in mano ai dirigenti di Contrada un'arma particolarmente convincente: l'autorevolezza delle indicazioni da impartire. Non esiste, per il semplice motivo che non è mai esistita, la cosiddetta autoregolamentazione; si tratta di quelle leggende che servono solo a pensare ad un mondo contradaiolo effervescente e mai esistito. Infine, per l'affermazione «I contradaioli coinvolti non saranno lasciati soli» c'è solo da attendere gli sviluppi.

Per concludere, Roberto Barzanti. Il suo articolo, apparso sul Corriere della Sera targato FI, lo abbiamo letto e riletto, ma non siamo riusciti a trovare spunti interessanti da evidenziare. C'è solo da osservare il fatto che Barzanti non tiene conto di un aspetto fondamentale per la pubblica sicurezza, aspetto che ai suoi tempi di Sindaco non esisteva vista la ridotta partecipazione degli yankee e stranieri a Siena. Chi entra in Piazza del Campo deve, principalmente, uscire con la stessa tranquillità con cui vi è entrato e senza dover attendere che i fronteggiamenti terminino. La scatoletta di Piazza del Campo richiede una maturità contradaiola che non si impone con le chiacchiere evocative di certe «esibizioni potenziali di baldanza e di sarcastica energia».

Così, semplicemente.

23 gennaio 2017