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I filmati anonimi non possono costituire prove in un dibattimento penale

In uno dei numerosi processi per risse tra contradaioli degli anni '90, il Tribunale di Siena ha emesso una sentenza lineare e molto significativa: i filmati anonimi, serviti per il riconoscimento dei soggetti sotto giudizio penale, non sono ammessi come prova. L'allora PM Nicola Marini presentò ricorso alla Corte d'Appello di Firenze su questa sentenza, a firma del giudice Annese; ma anche da Firenze arrivò lo stesso verdetto: i filmati anonimi non possono costituire una prova in occasione di un dibattimento penale. Quella videocassetta degli anni '90 era stata "confezionata" dalla Polizia di Stato. In campo amministrativo-paliesco la questione ha un'altra precisa e diversa configurazione, anche se l'attuale Palazzo sembra ignorarla.

I filmati postati sulla rete sono esattamente filmati anonimi in quanto è praticamente impossibile risalirne alle origini e possono anche essere manomessi prima della loro messa in rete. La vicenda, ovviamente, riguarda gli avvocati che sono pronti ad esaminare l'intera documentazione. Tra questi avvocati ce n'è uno che, difendendo alcuni contradaioli, vinse quella causa sia a Siena che a Firenze. E' lui che possiede le due sentenze, ignorate dall'attuale Palazzo alla Lizza, che potrebbero costituire un preciso riferimento in vista delle fasi processuali.

Il nostro archivio si ferma solo ad immortalare le fasi processuali; altri documenti non li abbiamo mai cercati.

23 gennaio 2017