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Altra lettera intelligente

In merito alla vicenda legata all'Ordinanza Martini sarebbe interessare vedere cosa penseranno gli interessati a ché si continui a correre il Palio di Siena, di Legnano, di Ferrara, di Asti e tutti gli altri disseminati nella nostra bella Italia.

Sarebbe auspicabile una piccolissima decisione condivisa: alle prossime elezioni politiche, così come in quelle amministrative, basterebbe programmare e fare una campagna elettorale non tanto a favore di un partito politico ma a favore di chi si schiererà apertamente per riportare la normativa a quella precedente l’Ordinanza Martini. I candidati potrebbero firmare un atto in qualche modo vincolante (per esempio e se consentito, le proprie dimissioni non datate in mano ad un notaio, studiandone la formula con un esperto del settore giuridico).

Solo il voto di molti cittadini, limitati nelle proprie libertà per compiacere qualcuno che non ha di meglio da fare che distruggere costumi antichi, parte della nostra storia, può portare la situazione ad ante-Martini. Un siffatto movimento di opinione potrebbe veramente convogliare voti, quindi seggi in parlamento, nei consessi regionali, nei comuni e nelle province (fino che queste ultime ci saranno), da non poter essere sottovalutato dalle segreterie di partito: fossero anche soltanto 300.000 (trecentomila) voti in Italia così indirizzati non sarebbe poca cosa. Quanti sono gli occupati nel settore ippico?

Prima della crisi dell’ippica c’erano ufficialmente ben più di 50.000 (cinquantamila) occupati tra allevatori, allenatori, fantini e driver, artieri ippici, maniscalchi, medici veterinari, starter, giudici di gara, allibratori, costruttori di impianti ippici stabili e temporanei, trasportatori e manutentori dei mezzi di trasporto; ancora, se aggiungiamo quanti impiegati nell’industria del farmaco per i cavalli da corsa e nell’industria mangimistica con i propri canali di vendita il numero aumenterebbe ulteriormente.

Se poi contassimo la miriade di occupati saltuariamente o di cosiddetti “volontari” arriveremmo senza troppa fatica a 100.000 (centomila) persone, forse anche più, che in qualche modo vivono anche o solo grazie al cavallo da corsa ed alle corse. Se ciascuno di questi o una parte consistente di questa miriade di persone volesse dirigere le proprie scelte di voto su chi garantisse iniziative politiche atte a riportare attenzione ad un mondo in progressivo declino, forse in coma profondo, convincendo e reclutando pure qualche parente e amico, il gioco sarebbe facile e si cancellerebbero con un tratto di penna tutte quelle norme sempre più restrittive che pian piano hanno creato spese sempre più gravose e difficili da sostenere per le comunità locali e preoccupazioni anche di carattere giuridico. In ogni comunità in cui si svolge una festa con corse di cavalli bisognerebbe sancire il principio “a Siena, o ad Asti, o a Legnano, o a Ferrara, ecc. (ciascuna città con il proprio regolamento) le regole sono queste e qui si fa come si vuole noi”, senza dubbio nel rispetto di una legislazione nazionale che accolga queste istanze; ciascuna comunità sia libera di far valere le proprie decisioni almeno in queste manifestazioni capaci di tenere insieme comunità sempre più disgregate ed in progressiva disgregazione.

Se i signori animalisti non sono d’accordo su queste competizioni di cavalli, sono liberi di dissentire, nessuno li obbliga ad assistervi e nessuno li ha invitati: potrebbero andare piacevolmente al mare o in montagna o stare in casa e nessuno si offenderebbe. In democrazia vige il principio che la maggioranza detta le regole e ha ragione fino a che è maggioranza! Non credo che gli animalisti siano una maggioranza in Italia, ma si comportano e pretendono norme e leggi da loro ispirate e si sentono in diritto di osteggiare una pubblica manifestazione regolarmente autorizzata facendo raduni e cortei contro il Palio, diventando pure un pericolo per l’ordine pubblico in giorni già critici per le forze dell’ordine.

Sia ben chiaro che nessuno vuole maltrattare i cavalli o altri animali, ma se il cavallo ci è stato per secoli compagno di lavoro e di battaglia, oggi ci è compagno a fini ludici od a fini agonistici e per rievocazioni di fasti antichi, capaci di legare comunità intere e di attrarre l’attenzione di centinaia di migliaia di persone nel mondo intero, non credo utile e nemmeno lecito cancellare tutto perché di tanto in tanto accade un incidente durante la competizione, adducendo a motivazione che il problema è legato alla conformazione della pista o altro: incidenti nei Palii sono successi e potranno pure succedere in avvenire, tuttavia dobbiamo essere onesti e valutare allora quanti incidenti accadono negli ippodromi tutti i giorni, sia durante gli allenamenti che durante le giornate di gara.

Se si confronta quanto avviene nei Palii con quanto avviene negli ippodromi ufficiali e privati, l’incidentalità risulterebbe maggiore negli ippodromi, ma nessuno ne parla se non sulla stampa dedicata all’ippica e, spesso, con piccoli trafiletti a meno che non sia interessato un grandissimo campione. L’incidente nel Palio ha una risonanza mediatica mondiale, l’incidente in ippodromo è degno di nota solo per gli addetti ai lavori e non fa notizia se non in rari casi.

9 gennaio 2017